Una mandorla non fa primavera. Ma neanche una rondine fa primavera, come dicono anche i proverbi. Eppure una mandorla ogni tanto rallegra la vita. Come guardare una rondine. C’era un tempo, anzi, molti ma molti anni fa, in cui anche le mandorle volavano. Come le rondini. E cantavano. E in questo modo ogni giorno rallegravano tutti gli abitanti del castello della principessina Bun.
Le mandorle avevano delle bellissime piume marroni, lunghe, che scendevano fino alle ali. E gli occhi verdi, con delle buffissime palpebre rosse rosse.
Ogni mattina, appena si levava il sole, le mandorle entravano dalla finestra nella stanzina della principessina Bun. E iniziavano a canticchiare, piano piano. La principessina Bun si svegliava col sorriso sulle labbra. Apriva le mani e lasciava che le mandorle vi si posassero sopra. Poi si avvicinava alla finestra e le mandorle iniziavano a cantare sempre più forte. Così tutti gli abitanti del castello riuscivano a sentire la loro voce e subito si rallegravano. Poi le mandorle si risollevavano in volo e tornavano a riposare nel segreto rifugio delle mandorle volanti. Contente di aver donato un sorriso e un po’ di gioia alla principessina Bun. E tutti gli abitanti del castello si recavano alle loro occupazioni quotidiane, contenti di aver visto il sorriso sul viso della principessina.
Tutti tranne uno: il cacciatore del castello. Lui non era contento. Era invidioso del sorriso della principessina Bun. Era invidioso degli altri abitanti del castello che erano felici quando vedevano il sorriso della principessina. Ed era invidioso delle mandorle che riuscivano a donarle quel sorriso ogni mattina. Così ogni giorno continuava a guardare quelle mandorle e a provare sempre più invidia. Lui era il cacciatore del castello. Lui era il padrone di tutti gli animali del castello, poteva farne quello che voleva. Poteva ucciderli quando voleva, scegliere il momento giusto, aspettare o farlo subito. A suo piacimento. Quelle mandorle, invece, sfuggivano al suo controllo. Non solo. Quelle mandorle rendevano felici gli abitanti del castello senza che fosse lui a decidere il momento. Non poteva sopportarlo. Era un attacco alla sua autorità su tutti gli animali del castello.
E così una notte si appostò sotto la finestra della principessina. Attese l’alba. Appena si levò il sole, come sempre, arrivarono le mandorle per svegliare la principessina. Il cacciatore si nascose ancora di più sotto la finestra . E quando le mandorle uscirono dalla stanza, dopo aver rallegrato la principessina e tutti gli abitanti del castello, lui gettò la sua rete per catturarle. La principessina se ne accorse e provò ad urlare per avvisare le mandorle del pericolo. Ma non fece in tempo a salvarle tutte. Una mandorla, la più piccolina, restò impigliata nella rete e il cacciatore la trascinò con forza a terra, orgoglioso della sua preda. Le altre mandorle fuggirono spaventate verso il loro rifugio segreto.
Arrivò la mattina seguente. Ma non arrivò l’alba. Il cielo era scuro. Non sorse il sole, sul castello, ma si scatenò una pioggia mai vista. E gli occhi della principessina non si illuminarono del sorriso, ma si riempirono di lacrime. Le stesse lacrime che in breve coprirono gli occhi di tutti gli altri abitanti del castello. Piovve per due giorni interi. E per due giorni interi tutti gli abitanti del castello piansero insieme alla principessina.
Al terzo giorno la principessina si svegliò col sorriso. Guardò dalla finestra e vide che aveva smesso di piovere. Aprì le mani e subito vi si posarono sopra le mandorle, che silenziose silenziose erano venute a risvegliarla. Le mandorle avevano paura, erano spaventate. Non cantavano più. Ma erano volute venire ugualmente a consolare la loro principessina, sfidando anche i terribili agguati del cacciatore. A costo della loro stessa vita. Perché il sorriso della principessa e la gioia degli abitanti del castello era per loro la cosa più importante. La principessina si commosse. E sugli occhi, sorridenti, comparve di nuovo di qualche lacrima. Ma questa volta erano lacrime dolci. Proprio mentre arrivava l’alba e il sole si alzava nuovamente in un cielo finalmente libero dalle nuvole.
Era contenta dell’affetto delle mandorle, ma al tempo stesso era davvero spaventata per loro. Pensava al pericolo che avrebbero corso ogni giorno con quel cacciatore sempre in agguato.
Così prese la bacchetta magica e rese le mandorle invisibili. Poi rese il loro canto silenzioso, in modo che le orecchie del cacciatore non potessero udirlo. Infine trasformò il loro rifugio segreto in un bellissimo albero proprio al centro del castello.
E così da quel giorno ogni mattina le mandorle tornarono a visitare la principessina. Senza che nessuno potesse vederle. La svegliavano col loro canto silenzioso, le regalavano il sorriso, poi volavano via. E per tutti gli altri abitanti del castello, lasciavano il loro canto sull’albero. Lo deponevano dentro degli strani gusci duri e scuri, per nasconderlo al cacciatore. Ma tutti gli altri abitanti del villaggio sapevano che dentro quei gusci così brutti c’era in realtà tutta la dolcezza del canto delle mandorle e del sorriso della principessina.
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